Recensione Guido Michelone su Jazz Convention: "In Storto si fruiscono, assieme a un sound fluidissimo, i colori, gli umori, gli odori di una condizione al contempo fisica e mentale, grazie, oltretutto, ad atmosfere fumose, magiche, riverberate, come pure a storielle efficacemente teatralizzate, pronte insomma a parlare di vita vissuta, di tran tran quotidiano, di atteggiamenti concreti, verosimili, quasi neorealisti, con un filo di autobiografismo". http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2956:marco-corrao-storto&catid=2:recensioni&Itemid=11

Recensione di Max Sannella su Rockon.it: caldo disco cantautorale, un seducente mix di saudade, intimità, swing, folk, blues,  odori coloniali, jazzly ibrido, stravaganze e cotillon a bizzeffe che arriva svelto, fa il suo spettacolo sonoro e si ritira gigione, lasciando in giro il fascino frastornato di un lavoro discografico ritagliato sulla bellezza indipendente.

 

marco corrao trio

Roots and highway Domenico Grio Con questo nuovo lavoro il chitarrista di Capo d'Orlando mischia completamente le carte in tavola e spiazza davvero tutti con un album cantautorale, che per lo più sembra narrare storie e personaggi del sud della nostra penisola. Colpisce innanzitutto, sin dal titolo, la scelta linguistica, il consapevole tentativo di elaborare liriche in un italiano in grado di sostituire efficacemente i ritmi ed i colori del dialetto siculo, possibile naturale approdo espressivo di buona parte dei brani del disco. "Storto" non è uguale a "Stortu", non suona allo stesso modo e non ha certo la stessa forza evocativa ma, al contempo, amplia il panorama dei significati e rende, per forza di cose, maggiormente fruibile e lineare la materia.